Il percorso di Elisa… (chapter eleven)

Lui guidò con una preoccupante, eccessiva calma, spense anche lo stereo per rendere ancora più assordante il silenzio nell’abitacolo, Elisa fissava la strada paralizzata dall’ansia ma anche da quel calore incontrollabile che le stava infiammando il ventre, cercò di distrarsi per non cadere nelle fauci di un altro scarico appostato famelico nella sua grondante tana. Quando imboccarono il corso che portava verso il centro cittadino capì che stavano andando a casa del Padrone. Lui parlò appena misero piede oltre l’uscio, la sua voce quasi metallica le penetrò dritta nel cervello: “ti voglio completamente nuda, scalza e con i capelli raccolti dietro”, “sì Padrone”. Nella grande stanza da bagno la donna si denudò muovendosi come un automa, nel farlo esplorò con le mani ogni centimetro della sua vellutata pelle, come volesse confortarla e prepararla a chissà quali trattamenti, si soffermò prima sulle generose mammelle guardandole riflesse nello specchio, poi fece altrettanto con le natiche ben modellate, infine scese sulle cosce tornite. Fu la prima volta in cui provò la sensazione di non essere proprietaria del suo corpo, non le apparteneva più, lo aveva ceduto al Padrone affinché ne facesse uso e abuso, sfogasse su esso turpi voglie, ira, febbre del possesso, potere, dominazione, punizioni educative (è molto difficile esplicare l’operato delle forze annidate nelle profonde crepe dell’essere, potenti magneti che attraggono nel “nightwood” della perversione, creano un “tapetum lucidum” che consente di vedere nel buio i sentieri del piacere e percorrerli. Una indole sottomessa si sublima nel cedere la gestione incondizionata del proprio corpo a colui che considera essere la Guida). Raccogliendo i capelli in un elastico cercò di alzare il più possibile la coda, certamente lui voleva una buona presa ma anche collo e spalle libere, punti sensibili nei quali affondare i denti nei momenti in cui si abbandonava alla libidine sfrenata, il solito brivido partì dalla nuca e scese lungo tutte le vertebre. Il cuore iniziò a martellarle nel petto, con lo sguardo chino lo raggiunse in cucina.

Lui era seduto a tavola, indossava ancora i pantaloni e la camicia ma era scalzo, stava mangiando pescando con le mani bocconi di cibo da un vassoio pieno di prelibatezze da gastronomia. La osservò con sguardo severo per alcuni secondi, la stava ispezionando, solo in quel momento Elisa percepì il suo essere completamente nuda, vulnerabile, inerme, con l’anima scoperta, provò vergogna fino ad arrossire, l’imbarazzo le provocò un percettibile tremore, ancora una volta pensò a quanto fosse abile nell’abbatterle ogni barriera difensiva, quando le ordinò di accucciarsi sotto il tavolo provò un senso di  liberazione da quel forte disagio. Si rannicchiò sul pavimento con la testa tra i piedi del Padrone aspettando, vide la mano di lui cercarla, tra le dita stringeva un gamberetto, lo prese delicatamente con i denti e lo divorò con gusto, stava facendo la cagna, era una cagna, dopo le diede una tartina con mousse di prosciutto, sentì l’istintivo bisogno di leccargli i piedi ma lui la respinse scalciando reimmergendola nell’angoscia.

Terminato il pasto la tirò su afferrandola deciso per i capelli e le disse. “adesso voglio che vai a truccarti, molto pesante, come una puttana da viale”, i suoi occhi di ghiaccio inibirono senza meno ogni velleità di replica. Quando uscì dal bagno, sperando di aver fatto un buon lavoro, lo vide aspettarla in piedi a un paio di metri dalla porta, lui non prestò attenzione al suo make up da battona, non le aveva dato quell’ordine per soddisfare intuibili voglie, no, aveva in mente ben altro, il trucco aveva finalità diverse. Per un braccio la trascinò davanti allo specchio antico, dopo averla fatta piegare in avanti la penetrò brutalmente intimandole di non scaricare. La chiavò bestialmente per una manciata di minuti che a lei parvero ore, più volte temette di non riuscire a trattenersi, strinse i denti, si morse le labbra, un’altra disubbidienza le sarebbe costata supplizi di gran lunga peggiori. Si fermò di colpo, lo tirò fuori fradicio di umori e, senza alcun riguardo, la sodomizzò con altrettanto vigore strappandole un urlo che rimbalzò sulle pareti della grande stanza. Il lupo aveva azzannato l’agnello. Con la sinistra le stringeva i capelli tenendole ben ferma la testa, con la destra le bloccò i polsi dietro la schiena. Iniziò una violenta invasione, crudele, quando il mascara sciolto dalle lacrime prese a segnarle il volto, lui le spinse con forza la faccia contro lo specchio rigirandogliela più volte. Diede soluzione di continuità al suo assalto marcando copiosamente il territorio comunicandole appieno il suo essere maschio dominante, lei si accasciò sulle ginocchia cercando di negare a se stessa il piacere bastardo provato attraverso l’umiliazione fisica e psichica. L’uomo ricomparve con uno stick di rossetto in mano e tracciò un cerchio racchiudendo l’opera informale dipinta col volto della donna, il suo trucco si era trasferito sullo specchio impastandosi, c’era qualcosa di mistico in quelle macchie rosse e nere, riuscivano a trasmettere una sacralità intima, inquietante. Il Padrone aveva immortalato l’essenza del loro rapporto, dominazione e sottomissione, autorità e ubbidienza, comando e punizione. Con voce ferma ma pacata proclamò: “queste tracce rimarranno qui a lungo, fin quando non avrai imparato che scaricare senza il mio permesso equivale a un tradimento, sono il Padrone del tuo piacere, ciò che hai fatto oggi al maneggio è una ribellione, un tentativo di sfuggire al mio controllo, questo non deve più ripetersi, CHIARO?”, “sì Padrone, è chiaro”.

Fece la doccia, si lavò i denti e andò a letto, lei fece lo stesso ma quando entrò in camera lui disse severo: “stanotte dormi per terra, qui di lato, come una cagna devota”. Alle quattro del mattino il Padrone la svegliò prendendola ancora per i capelli ma questa volta fu delicato (nel tempo Elisa si rese conto che i suoi capelli erano per lui un potente afrodisiaco, durante il “Percorso” le spiegò che li considerava un conduttore di energia, di sensualità, un elettrizzante punto di contatto, una connessione), in silenzio lei seguì il tacito invito a salire sul letto. La posizionò tra le sue gambe muscolose donandole un confortevole calore, provò nuovamente gratitudine, come sotto il tavolo, una gratitudine che rinnovò in lei il desiderio di leccarlo con amore, ciò che aveva davanti alla bocca non erano piedi bensì un prepotente membro eretto…

To be continued…   

M.M.

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9 risposte a “Il percorso di Elisa… (chapter eleven)

  1. io preferisco sopra il tavolo, ma sia il mio erotismo non è raffinato come il tuo.
    Una curiosità: sapevo che i capelli più che condurre energia, avevano la funzione di far evaporare il sudore! eheheh

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