Il percorso di Elisa… (chapter seven)

Sono in macchina, se mi dai l’indirizzo passo da te”. Elisa rimase pietrificata, ci sono momenti in cui si percepisce la potenza del Big Bang. Cervello, cuore, budella e ventre schizzano via dal corpo in direzioni diverse rivendicando il diritto di decidere, di far valere le proprie ragioni, tutte giuste, tutte motivate ma in netto contrasto tra loro, in questa circostanza a rimanere in piedi sul ring del tutti contro tutti furono le budella. Quello stronzo pretendeva di essere accolto a braccia e gambe aperte dopo aver latitato tutto il giorno, chi credeva di essere??? Con chi pensava di avere a che fare??? Una come me di uomini così ne trova dieci al giorno (quando si dice mentire a se stessi), rispose di pancia: “non sono una tua concubina, buona vita”. Dopo una mezzora di silenzio i “pezzi” iniziarono a rientrare nei ranghi, seppur guardandosi in cagnesco, alle tre di notte Morfeo le regalò un sonno agitato ma comunque ristoratore, appena il sibilo della sveglia annunciò il nuovo giorno prese istintivamente in mano in cellulare, nessun messaggio, sotto il tiepido ma potente scrosciare della doccia ebbe le prime avvisaglie di un incombente tormento, quello di aver fatto una cazzata clamorosa. Lui, algido come un iceberg e duro come il granito, la tenne a “bagnomaria” per tre lunghe, interminabili, settimane, come si fosse smaterializzato.

Il trascorrere del tempo lo si vive in modo disuguale, senza volerlo si è costretti a subire bizzarre accelerazioni e snervanti rallentamenti provocati da un orologio giullare che non difetta in sadica perfidia, accorcia anni e allunga giorni manovrando le lancette come strumenti di tortura per mettere a dura prova il regolare oscillare della pendola emotiva. Elisa visse quei ventuno giorni come secoli di purgatorio ma ebbe la forza di non modificare la sua vita pratica, lavoro, palestra, frequentazioni, cinema, teatro, week end fuori, non interruppe neanche le solite cene dai suoi. In lei aveva eretto una linea di confine, anzi, un’area blindata isolata dal mondo, una stanza circolare piena di specchi capaci di riflettere ciò che aveva dentro. Il duello a distanza con quell’uomo si articolò su vari livelli e passaggi. La sua grande intelligenza riuscì, in pochi giorni, a razionalizzare le cose delineandole gradualmente, acquisì la totale convinzione che lo avrebbe rivisto, lui non era il tipo d’uomo da accontentarsi di un incontro. Cercò di guardare oltre, il loro conoscersi e darsi non si poteva certo definire banale ma neanche eclatante oltre misura, ciò che rendeva speciale il tutto consisteva in quel tarlo che lui era riuscito ad insinuare in lei, un tarlo infaticabile che scavava micro gallerie demolendo quell’involucro protettivo che custodiva la sua essenza di femmina. I discorsi, gli sguardi, il tono della voce che marcava il suo dire, era riuscito a vedere quello che lei spesso negava a se stessa, pareva lui fosse al corrente delle sue fantasie masturbatorie, unici momenti in cui liberava la cagna che guaiva nella sua mente. Era un Padrone con il collare in mano, Elisa doveva semplicemente decidere se infilarci la testa scodinzolando oppure andarsene, lui non l’avrebbe mai inseguita per tentare di convincerla, tutto dipendeva esclusivamente da lei, capì subito che questa totale autonomia lui gliela aveva lasciata affinchè facesse una scelta definitiva, convinta, senza ripensamenti né retromarce. Realizzò anche che il suo ultimo messaggio altro non era stato che un test, gli avesse risposto inviandogli l’indirizzo, molto probabilmente, lui non sarebbe andato da lei e non lo avrebbe più incontrato.

Tutto divenne chiaro, il black out aveva uno scopo preciso ma per lei era impossibile stabilirne la durata. Presa coscienza della situazione, Elisa si rese conto di aver già deciso, soprattutto di essere, a cavallo tra il conscio e l’inconscio, in attesa di un Padrone da anni, lui aveva tutta l’aria di essere quello giusto e poi le piaceva terribilmente, in tutto. Gestire lo stato d’ansia che spadroneggia nei periodi di attesa è cosa ardua, da brava manager quale era decise di abbozzare un qualcosa assimilabile ad una strategia, non voleva essere invadente né insistente, lui non avrebbe gradito, pensò di inviargli un sms, sempre lo stesso, ogni dieci giorni a mezzanotte in punto. Furono due, il primo ignorato, il secondo cadde esattamente al ventunesimo giorno successivo all’ultimo contatto, rispose dopo pochi minuti. Elisa: “sono pronta, Padrone”, lui: “domani cagna, casa mia ore 21”.

To be continued…

M.M.   

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Il percorso di Elisa… (chapter six)

Contrariamente a quanto era uso fare, non si produsse in affondi, in quel momento non sentiva il bisogno di invaderle la gola con un coito orale gratificante più sul piano ottico e psicologico che non squisitamente fisico, rimase immobile concedendo alla donna totale autonomia di azione. La bocca di Elisa era paragonabile ad una piccola orchestra affiatata in grado di suonare senza spartito, labbra, lingua e gola eseguivano una sinfonia meravigliosa magistralmente diretta da mani sapienti, una melodia silente ma irresistibile come l’Omerico canto delle sirene. Ingordigia travolgente e venerante timore, adulazione gestuale e coccole maliziose, civettuole reazioni espresse con il linguaggio del corpo ritmato da un ansimare in progressivo crescendo. Sarebbe stato irriverente, riduttivo, offensivo, definire “pompino”  ciò che lei stava facendo, la sua opera aveva qualcosa di mistico e pagano nello stesso tempo, questo conferiva alla situazione una blasfema sacralità, l’adorazione del piacere espressa attraverso il tormento interiore dell’abbandonarsi alle lusinghe dei peccati capitali. Le labbra morbide e sensuali catturavano la preda per poi restituirle subito una brevissima libertà… e poi ancora e ancora un susseguirsi di prendere e lasciare, luce e buio, caldo e freddo, un bagnasciuga, la battigia della voluttà. La lingua curiosa esplorava ogni millimetro spalmando con dovizia la saliva come volesse cospargere di crema tutto il membro, il giusto condimento per una leccornia agognata, le mani, le dita, parevano tentatoli avvolgenti che alternavano vellutate carezze a strette di possesso. La libidine si manifestò sul volto dell’uomo, stravolgendone i lineamenti, quando Elisa ancorò le unghie alle sue natiche dando vita ad un rapido, sempre più profondo, sibaritico andirivieni fino ad ingoiarlo tutto come un tunnel con il treno, ad ogni entrata in gola del glande lei fremeva appesantendo il respiro. Stava godendo, stava scaricando incessantemente, nel profondo della bocca aveva un punto “G”, erano scarichi preparatori, il consumarsi di una miccia, aspettava il suo inondarla per esplodere in uno scarico devastante. Lui se ne accorse e divenne crudele, si concentrò per ritardare il più possibile l’eiaculazione portandola alla soglia dell’esasperazione. Un interminabile delirio fuse i due corpi dando loro una sola anima, nell’anomalo brindisi non si disperse neanche una goccia, fu lui a doverla staccare per dare soluzione di continuità alla concupiscenza.

Riuscirono a dormire per circa due ore, al risveglio lei si vestì e corse a casa, per potersi presentare in ufficio decorosamente aveva bisogno di risistemarsi tra mura amiche, da quando aveva aperto gli occhi fino al saluto della sua segretaria non aveva pensato a niente altro oltre a quell’uomo. Col passare delle ore, dei minuti, dei secondi… si rafforzava in lei la convinzione di vivere in uno strano stand by, lui aveva fermato il tempo proprio tra l’abbagliare del lampo ed il fragore del tuono. Una suspance emotiva tutt’altro che rasserenante, flashback improvvisi si accavallavano senza una logica accettabile nella sua mente, uscendo gli aveva lasciato il biglietto con i suoi numeri telefonici, aveva tolto da tempo l’avvisatore acustico degli sms e questo la induceva a controllare in continuazione il display del cellulare, avevano passato la notte insieme, si erano goduti a vicenda, lui avrebbe sicuramente scritto o chiamato, una carineria considerata dovuta. Col passare delle ore stabilì che le carinerie non crescevano nell’orto del suo nuovo amante. Lui diede segni  d’esistenza intorno alla mezzanotte cogliendola nel pieno di una cervellotica elucubrazione, le donne non sanno resistere alla tentazione di prodursi in riflessioni psicanalitiche cangianti, partono dalla giustificazione più inverosimile per poi compiere una parabola che porta alla più tremenda delle condanne inflitta senza appello, almeno nelle intenzioni. Elisa era rannicchiata sul divano, ginocchia contro il seno e braccia che stringevano gli stinchi, il cellulare si illuminò squarciando il buio della stanza, messaggio da numero sconosciuto, era lui: “sto pensando a te…”. In pochissimi secondi il suo corpo subì una serie di escursioni termiche, reazioni contrastanti e ansie indefinibili, passata l’avvisaglia di un attacco isterico si fece largo il più odiato degli interrogativi: “E adesso??? Rispondo??? Non rispondo??? Faccio l’incazzata o la tranquilla indifferente??? Lo mando affanculo oppure gli rispondo gentilmente??? Magari avrà avuto qualche problema…”. Non fece in tempo a decidere, il cellulare si illuminò nuovamente…!!!

To be continued…

M.M.  

Il percorso di Elisa… (chapter five)

Dopo essersi risistemata trucco e capelli Elisa si diresse, bicchiere in mano, verso la cucina, camminando completamente nuda sulle punte dei piedi, sul divano del salone vide la camicia di lui, dopo un attimo di esitazione decise di indossarla. L’uomo era seduto scompostamente su una sedia, una gamba appoggiata su quella vicina, con la sinistra reggeva un barattolo di ananas sciroppata e nella destra un lungo stuzzicadente da spiedino con il quale infilzava i cubetti di frutto, due per volta, masticando di gusto indicò col bastoncino ad Elisa di sedersi sul piccolo puffo che aveva trasportato dal salotto e posizionato ad un paio di metri, evidentemente voleva vederla a figura intera, le porse il barattolo ma lei rispose sollevando il bicchiere manifestando l’intenzione di preferire un sorso di vino. Il piccolo sgabello imbottito era scomodo, la obbligava a stare in posizione eretta e comunque il doverlo guardare dal basso la faceva sentire ancor più spogliata, spogliata dentro. Realizzò subito che lui le stava negando quella confidenzialità tipica del post rapporto, si sorprese di non stupirsi, non era certo il tipo da coccole e carezze, tanto meno sentiva quel diffuso bisogno tra gli uomini di elargire dolcezza dopo un coito rude. Dal suo punto di vista non c’era niente da bilanciare, non viveva l’eiaculazione come la chiusura di un cerchio, la discesa di una parabola, uno stacco temporaneo dal desiderio. L’assordante silenzio cessò a barattolo vuoto.

Incrociò le mani dietro la testa stirandosi lentamente ad occhi chiusi: “dimmi Elisa, tu come interpreti un rapporto, intendo dire, come consideri una relazione, cos’è per te?”

Distolse lo sguardo dai bicipiti ben disegnati e rispose con sincerità estrema: “in questo momento… in questo contesto… mi vengono in mente solo risposte ipocrite di circostanza

Abbozzò un sorriso sornione: “conosci il giochino del pari e dispari?”

Con aria stupita e interrogativa: “certo che sì

ecco, le relazioni che funzionano sono dispari, la somma pari è data da due opzioni, quella dispari da una sola

continua, mi incuriosisci

Per la prima volta da quando si erano conosciuti lui usò il termine “percorso”: “i rapporti che lasciano tracce indelebili e creano vincoli indissolubili sono costituiti da un percorso, un lungo procedere che incastra perfettamente il bisogno di dare con quello di prendere, ovviamente senza alternanze switch, per questo è dispari

spiegami

per meglio comprendere bisogna uscire dalle logiche superficiali, dalle pantomime degli steccati concettuali, dagli stereotipi sociali che divulgano il credo del darsi in parte, è impossibile creare camere stagne, non solo, considero stupido e inappagante vivere in una schizofrenia sentimentale finalizzata alla spaccatura dell’io, come dire… una parte di me si concede ma l’altra, nello stesso mentre, rimane sotto la mia tutela, il mio controllo. Questo genera una conflittualità interiore che è la negazione dell’unione”

non pensi sia rischioso darsi totalmente?”

è certamente un rischio inferiore a quello di vivere emozioni a tempo, gestite, incapaci di scavare nell’essenza del proprio essere, un legame vero è dispari perché non ha alternative, può solo nascere tra chi ha bisogno di darsi totalmente e chi brama razziare senza sconti

detta così è un qualcosa che mette ansia

“lo so bene, è questo il primo scoglio da superare, eliminare l’ansia che genera la paura di conoscersi, l’ansia che trasforma il desiderio in pericolo, l’ansia che fa fuggire dalla felicità. Il giocatore sarà sempre un perdente finchè non avrà esorcizzato il panico da vincita. Stiamo sempre e comunque parlando di ciò che io ritengo essere la giusta interpretazione di una relazione

una relazione di questo tipo può influenzare gli altri aspetti della vita

penso che un rapporto vissuto e articolato sulle esigenze viscerali oltre che appagante sia positivo per il lavoro, la socialità, famiglia, amicizie, quando si è se stessi su questo fronte tutto il resto ne trae giovamento. Dannoso e frustrante è il reprimere, nascondere, ignorare, soffocare le proprie pulsioni

Con un sorriso malizioso: “quindi tu saresti il Master e io la slave?”

questa è una definizione gergale riduttiva e mortificante, io sento, percepisco la tua natura, il tuo bisogno di essere domata totalmente, sottomessa ad una personalità forte, un carattere di ferro.”

ho un’indole ribelle, nella vita sono anche io dominante

questo è un valore aggiunto, ho parlato di percorso, un percorso tutt’altro che semplice da compiere insieme, un sentiero irto, tortuoso, pieno di rovi e insidie. Più è ambita la meta più è articolato il cammino per giungervi

Il tono di voce dell’uomo, in questo ultimo suo dire, divenne asciutto, quasi metallico, non faceva assolutamente niente per addolcire la pillola. Elisa apprezzò molto la sua capacità di essere rassicurante nella crudezza espressiva, era attratta da lui, affascinata, incuriosita, lo temeva ma provava una grande fiducia nei suoi confronti. Stranamente non fece nessuna proiezione, dopo ogni primo incontro lei, come tutte le donne, tentava di immaginare il futuro, provava a disegnare con la mente uno story board… questa volta non lo fece, non le venne di farlo. Avrebbe voluto capirne di più, avrebbe voluto fargli tante domande ma pensò che il compito di guidare, gestire tempi e modi spettasse a lui, lei non doveva far altro che seguirlo. Si rese conto che stava pensando da cagna, si stava comportando da cagna, il fuoco ricominciò a bruciarle il ventre, le venne una irresistibile fame e sete di lui ma rimase seduta sul puffo immobile e silente. Ancora una volta l’uomo lesse i suoi pensieri, si alzò, le si posizionò di fronte e dopo aver liberato il membro eretto, minaccioso, autoritario, l’afferrò per i capelli…!!!

To be continued…

 M.M.

Il percorso di Elisa… (chapter four)

In pochi secondi il loro respirare divenne un peana a voglie animalesche e irrefrenabili, Elisa girò la testa all’indietro, le loro bocche, le loro lingue, si trovarono e diedero vita ad un rincorrersi frenetico alternando carezze a colpi di fioretto ispezionandosi in ogni millimetro, pareva si cercassero da sempre. Il bacio è anche, soprattutto, esplorativo, la combinazione che apre la cassaforte del desiderio fagocitante, il guizzar e l’accarezzare di una lingua esperta, avida, curiosa e intraprendente diviene preludio di quell’estasi che rende cibo e fauci contemporaneamente. Nel concitato mixare le salive cercavano entrambi di capire e carpire, lui le spingeva dentro la bocca tutta la lingua per saggiarne morbidezza, calore e accoglienza, lei gli offriva la punta della sua sfidandolo tacitamente a considerarla una clitoride da gratificare. Nessuno dei due chiuse gli occhi, sarebbe stato stupido perdersi il crescendo della libidine che intorpidiva gli sguardi, senza separare le bocche lui allungò un braccio e le infilò una mano sotto il vestito, accarezzò delicatamente la pancia dopo aver giocato per un secondo con l’ombelico, le sfiorò la fica per lungo scendendo fino oltre l’ano, con indice e medio piegati a gancio afferrò il perizoma nel punto più stretto e lo strappò via con un colpo liberando il suo reale obiettivo da barriere materiali e psicologiche. Catturò con le labbra la lingua di lei e prese a succhiarla famelico, Elisa sentì una scossa percorrerle il corpo quando capì che stava cercando di produrre più saliva possibile, giusta intuizione, infatti poco dopo stacco la bocca e fece colare il frutto del suo suggere sulla mano, nel mentre la costrinse a piegarsi meglio in avanti e con un piede le divaricò il compasso, sentì la mano esperta umettarle meticolosamente lo sfintere e la parte terminale del retto, ebbe un sussulto quando udì il sinistro aprirsi della cerniera lampo dei pantaloni. Era paralizzata da un mix di terrore e piacere, voglia e ansia, sentì mancarle il fiato quando la turgida e purpurea testa iniziò a farsi strada come un ariete nel suo anfratto più intimo, inesorabile, risoluto, niente e nessuno l’avrebbe fermato, le parve enorme, non riuscì neanche a dirgli che era la prima volta, sperò se ne accorgesse da solo, lui percepì la sua verginità ma questo anziché indurlo alla delicatezza rese il suo assalto ancora più profanatorio. Mentre con un ritmico su e giù la penetrava sempre più a fondo le teneva saldamente la testa contro la parete, quando prese totalmente possesso del territorio a lei parve di sentirlo fino nello stomaco, si fermò, era tutto dentro, duro, prepotente, arrogante, riavvicinò la testa alla spalla della donna ed esclamò:”adesso devi farmi godere solo con le tue contrazioni cagna bastarda”. La mano dell’uomo tornò sulla pancia e poi scese, le dita esperte esplorarono la sua fica ignorando volutamente la clitoride puntuta finché lei non mosse istintivamente il bacino per cercare il contatto, per offrirsi, per implorare attenzioni su quei sensibilissimi millimetri di corpo tesi fino allo spasmo. Con un gesto repentino gliela pizzicò fino a strapparle un urlo, iniziò a masturbarla segandola con due dita come fosse un piccolissimo pene, il primo scarico giunse all’improvviso, le contrazioni incontrollabili dello sfintere fecero ansimare l’uomo, quel bastardo voleva godere così, facendosi stimolare dalle contrazioni anali da scarico, quando cominciò a lavorarla in punta, inzuppando regolarmente il dito nei suoi umori ficali e sussurrandole nell’orecchio che la sua eiaculazione doveva passare solo attraverso il suo orgasmare, lei si perse in un susseguirsi di scarichi sempre più potenti, devastanti, incessanti, il pulsare del suo culo, come una idrovora, pompò tutto lo sperma caldo nelle viscere provocandole un temporaneo deliquio, l’uomo la inondò affondandole i denti nella carne nuda dopo averla insultata con crudeltà nel modo più osceno, rimasero incollati l’uno dentro l’altra per un tempo incalcolabile annientando il resto del mondo.

Elisa era seduta sul bidè con le spalle al muro, completamente nuda, il gettito d’acqua tiepida era rigenerante, avrebbe voluto guardarsi le dita mentre si lavava ma lo sguardo di lui la inibiva, riusciva a farle provare vergogna anche per un gesto banale, lo guardò con attenzione. Era appoggiato al lavabo, torso nudo e scalzo con indosso solo i pantaloni, fumava con una calma serafica, i suoi occhi erano nuovamente di ghiaccio, aveva un fisico atletico, muscoloso ma non palestrato, i pettorali si stagliavano sotto un villoso manto di peli sale e pepe, le braccia possenti,  una lunga cicatrice gli attraversava  orizzontalmente il ventre piatto, capì che non era la testimonianza di un intervento chirurgico bensì di un evento cruento, non osò chiedergli niente. Lui disse: “la notte è appena iniziata, caffè, the oppure qualcosa di forte?”, “un po’ di vino bianco ghiacciato, grazie”, lui uscì dal bagno abbozzando un sorriso e mimando teatralmente la gestualità di un cameriere che ha appena preso la comanda. Asciugandosi guardò un orologio posto sulla credenza antica che arredava una parete, qualcuno aveva ibridato classico e moderno con gusto, maioliche, cromature e pezzi d’epoca dialogavano perfettamente. Erano quasi le due, avrebbe dovuto alzarsi alle otto ma non ci pensava minimamente di andarsene, la precedente e fugace sodomizzazione era un messaggio da interpretare, lui non chiedeva, prendeva ciò che voleva stabilendo unilateralmente le priorità. Riapparve, le accarezzò la nuca infilandole la mano tra i capelli, le passò il bicchiere gelato sui capezzoli facendoli indurire e provocandole un brivido, lei prese il vino e ne bevve un sorso, da un mobile lui tirò fuori uno spazzolino ancora confezionato, lo pose vicino al lavandino e se ne andò dicendo: “ti aspetto in cucina…

To be continued…

M.M.

Il percorso di Elisa… (chapter three)

Uscì dalla jacuzzi, dopo essersi asciugata ed aver tirato all’indietro i capelli si posizionò, completamente nuda, davanti all’enorme specchio che occupava quasi tutta la parete sgombra della stanza da bagno. Lui, il suo Padrone, si era trasformato in visagista imprimendole sul volto quel permanente maquillage naturale che rende una donna fatale, irraggiungibile, inquietante espressione della femminilità ombrosa… il tormento interiore. Le sue mani presero a palpare i rigogliosi seni, li soppesò e li strinse leggermente per saggiarne la consistenza, li accarezzò con delicatezza sfiorando i capezzoli che risposero subito al richiamo inturgidendosi, Elisa andava fiera del suo seno, quel seno che lui aveva reso avvezzo ad attenzioni dissacranti, profanatorie. Scese sul ventre piatto, sui fianchi e poi si piegò in avanti per percorrere l’interno delle cosce fino alle ginocchia, si tirò su e girò per tre quarti in modo da potersi guardare dietro. Quando arrivò ai glutei il cuore iniziò ad accelerare i battiti, su quello destro c’era lui, ci sarebbe stato per tutta la vita, le aveva fatto marchiare a fuoco le sue tre iniziali, erano “scritte” in carattere gotico al contrario, in apparenza sembrava una strana cicatrice ma riflessa nello specchio si vedevano benissimo le lettere, se gliele avesse fatte scrivere nel verso  giusto lei non avrebbe mai potuto leggerle, aveva pensato anche a questo, non solo, così facendo aveva dato una sorta di segretezza alla sua certificazione di proprietà. Amava quell’uomo, sentiva di amarlo da sempre, da prima di nascere, sì, prima di venire alla luce già lo amava, la sua fervida mente dolcemente perversa la fece arrossire quando pensò che solo un fratello gemello si può amare ancor prima di venire alla luce, in fondo il loro vincolo era talmente intimo, forte, profondo e innato da poter essere vissuto anche incestuosamente. Spalancò l’armadio e diede vita al solito excursus per individuare la mise più idonea all’appuntamento, nel farlo provò, come sempre, la stessa ansia che l’aveva pervasa nella fase preparatoria del primo incontro… chiuse gli occhi e rivisse quel dopocena.

…camminarono con passo svelto dal ristorante verso l’automobile, le aprì la portiera, lei apprezzò il gesto ma quando si rese conto che per montare a bordo del SUV avrebbe dovuto tirare un po’ su la gonna e scosciarsi, considerò molto imbarazzante quella galanteria. Con una guida sicura si allontanò dal centro dirigendosi verso la periferia, stettero in silenzio ascoltando un cd dei Pink Floyd a volume moderato, ad ogni semaforo rosso lui si girava a guardarla, scrutarla, lei evitò il suo sguardo cercando di capire, immaginare, dove la stesse portando. Dopo un lungo tragitto fermò la macchina in doppia fila, sull’altro lato della strada c’era un vecchio bar, sul marciapiede un gruppo di uomini fumavano e bevevano parlando a voce alta, prese un biglietto e scrisse sopra un indirizzo, glielo porse dicendo, con un tono che non ammetteva repliche,: “Elisa, vai a chiedere a quegli uomini dove si trova questa strada”. L’eccitazione indicibile e il desiderio che provava per lui abbatterono ogni razionale resistenza in un nanosecondo, era in un vortice di sensazioni che duellavano tra loro, si sentiva comunque protetta, al sicuro. Accettò la sfida rilanciando, si fissarono negli occhi in cagnesco, stavano scopando con la mente, si sollevò la gonna, si sfilò le mutandine, le lanciò sul sedile posteriore, si ricompose e dopo avergli strappato di mano il foglietto scese con decisione. Appena si aprì la portiera ed apparve la sua gamba il gruppo di avvinazzati si ammutolì. Attraversò la strada lentamente muovendosi con sinuosità, mentre si avvicinava alla bettola si sentì denudare dagli occhi di quegli uomini, nell’aria riecheggiò qualche apprezzamento coatto. Giunta al loro cospetto chiese informazioni sulla via, intorno a lei si formò un capannello, iniziarono a rubarsi la scena l’un l’altro, nessuno conosceva quel posto ma ammetterlo significava farla andare via subito, uno di loro corse dentro a cercare il tuttocittà ma inutilmente, non esisteva, lei capì il gioco, aggiustandosi i capelli si voltò per guardarlo, lui la stava fissando immobile. Dopo aver salutato e ringraziato ammiccando per l’interessamento tornò indietro lasciandosi pizzicare il sedere dai loro sguardi carichi di lascivia. Appena salita in macchina lui fece una rapida inversione per ritornare verso il centro cittadino, adesso la sua guida era nervosa, l’abitacolo si saturò di tensione, capì che era eccitato tanto quanto lei. Improvvisamente una luce si accese nel suo cervello, per meglio esercitare il potere su di lei l’aveva indotta a comportarsi da civetta creando una motivazione per sfogare i suoi istinti di maschio Padrone, un Padrone pronto a punirla per il suo atteggiamento scodinzolante con gli sconosciuti. Non ci mise molto a realizzare che l’obbligarla a “sbagliare” per poi punirla sarebbe diventata una costante del loro rapporto, un meccanismo torbido capace di autoalimentare una sessualità complessa. Elisa si sentiva completamente in balia di quell’uomo che, senza ombra di dubbio, le avrebbe cambiato la vita, quello era solo il morbido inizio.

Lui aprì la porta di casa e la invitò ad entrare allungando un braccio, appena varcata la soglia si accesero automaticamente alcune applique illuminando flebilmente un grande salone arredato con mobili antichi, tappeti e tantissimi quadri. Quando si chiuse l’uscio l’afferrò con una mano per i capelli costringendola ad appoggiare mani e fronte contro la parete, l’abbracciò da dietro stringendole i seni e strusciando il suo prepotente desiderio sul culo sporgente, avvicinò la bocca all’ orecchio destro e sussurrò: “sento già lo schioccare della mia cinghia sulla tua pelle, ti educherò con severità cagna, voglio dare un Padrone al tuo cuore randagio…”

To be continued…

M.M.

Il percorso di Elisa… (chapter two)

ANTE SCRIPTUM: La conversazione riportata è volutamente scevra di quella parte narrativa intesa come sceneggiatura di supporto, l’obiettivo è focalizzare l’attenzione sulla sintesi di un dialogo che trova la propria ragion d’essere nella anemia formale.

…“sei una donna in carriera, in quanto tale agguerrita, decisa, coriacea, direi un Ufficiale con tanto di responsabilità e sottoposti da gestire, come vivi l’intimo bisogno di essere domata, sottomessa, da un maschio dominante?”

Elisa rispose d’istinto con una domanda, si rese subito conto che questo equivaleva ad una ammissione ma ormai le era scappata: “perché mai dovrei sentire l’intimo bisogno di essere sottomessa?”

migliaia di anni passati all’ombra dell’uomo Padrone non si cancellano in un paio di ricambi generazionali, alberga in me la convinzione che l’universo femminile stia attraversando una delle più belle fasi della sua storia ma purtroppo sono in poche a rendersene conto

Lei ebbe l’impressione che gli occhi di quell’uomo le suggerissero le risposte, era chiaro che mirasse ad un traguardo ben preciso ma non voleva giungervi da solo, trasformare un monologo in dialogo significava coinvolgerla in modo attivo, far sì che fosse lei ad offrire il fianco. Il tavolo si isolò dal resto del mondo immergendosi in una affascinante coltre misteriosa, si lasciò trasportare: “questo concetto mi incuriosisce, cosa ci sarebbe di così bello nell’attuale mondo in rosa?”

ci sarebbe… c’è la possibilità di vivere la sacrosanta conquista dei diritti civili e sociali mantenendo la sessualità ancorata alla sottomissione storica, diciamo quella più gratificante, prendere il meglio dal mondo nuovo mantenendo nella intimità la parte migliore di quello antico, tra l’altro si creerebbero compensazioni stabilizzanti, gli uomini non hanno questa opportunità

Cercò di capire come facesse ad esprimersi in modo così blindato, inattaccabile, era scaltro al punto da porre gli uomini in una posizione di apparente inferiorità, l’ultima frase era un palanchino capace di sollevare ogni preconcetto, decise di adottare lo stesso criterio: “una donna dominante nella vita e schiava nella intimità… è un quadro diabolico

cosa c’è di diabolico?”

Già, cosa c’era di diabolico? Si sentì inchiodata, l’aveva stretta nell’angolo, con un malcelato imbarazzo tentò una arrampicata sugli specchi:” non è facile vivere su fronti opposti… intendo dire come un’emula del  dottor Jekyll e mister Hyde

Lui abbozzò un sorriso, fece qualche secondo di pausa, non voleva che lei si sentisse un’idiota, bypassò sull’infelice parallelo: “la sessualità, le pulsioni, il piacere più o meno articolato… stiamo parlando di un buco nero psicologico, la scienza ne conosce solo una minima parte, di certo è l’unica cosa che non ha subìto cambiamenti nei millenni, perversioni e depravazioni, devianze, già impazzavano in civiltà antiche. Questo vuol dire che l’evoluzione e la modernizzazione delle società, il progresso, non hanno apportato modifiche, è un punto fermo della umanità, da questo angolo d’osservazione direi che sia ingiusto metterlo sullo stesso binario di un modus vivendi collettivo volubile.” Il tono divenne confidenziale:  “non mi piace generalizzare ma credo sia giusto parlare di orientamenti

Elisa si stava sciogliendo come neve al sole, realizzò che il suo illanguidirsi la faceva entrare in perfetta sintonia con lui, le aveva messo in mano la chiave per aprire una porta, fece la domanda più ovvia, magari banale ma in quell’istante l’unica da farsi, sostenne il suo sguardo e con sfacciata malizia disse: “e tu… a quale orientamento appartieni?”

Rimanendo sul tono intimo: “se mi passi una metafora guerriera… direi che considero la donna una fortezza da espugnare, più sono solide le sue mura più è ardito il mio impegno, una volta presa è il valore del conquistatore a stabilire l’importanza del cedere l’onore delle armi. Ovvia conseguenza è l’impossessarsi dello scettro del comando

quindi non conquistare per distruggere bensì per comandare

io lo chiamo prendere possesso

“prendere possesso per poi comandare

esiste una sostanziale differenza  tra il comandare chi non vuole essere comandato ed il farlo con chi anela ubbidire

Decise di lanciarsi nel vuoto: “cosa ti fa pensare che io aneli ubbidire?”

“la tua presenza qui

ho solo accettato un invito a cena

Lo sguardo di lui si fece insostenibile, il tono di voce perentorio:“io non ti ho invitata a cena, ti ho ordinato di venirci”

Elisa arrossì come un’adolescente, abbassò gli occhi preda di una anomala vergogna, si sentì denudata tra la folla, avrebbe voluto scappar via ma pareva inchiodata alla sedia, incatenata a lui, quell’uomo la calamitava oltre misura. Il rossore dal volto si trasferì tra le cosce diventando fuoco vivo, come sull’aereo aveva fatto di nuovo centro, leggeva la sua intimità con precisione incredibile, neanche fosse un libro aperto. Con un filo di voce esclamò: “adesso dove andiamo… scusami, dove hai deciso di portarmi?”

To be continued…

M.M.

Il percorso di Elisa… (chapter one)

Crogiolandosi nella jacuzzi  Elisa riuscì finalmente a rilassarsi, l’idromassaggio era accompagnato da una musica a basso volume e dal profumo diffuso dalle numerose candele sparse nella stanza da bagno. Le interminabili riunioni di lavoro diventavano sempre più snervanti, questo era uno degli effetti collaterali del suo incarico manageriale. Presto la tensione abbandonò il suo corpo lasciando un vuoto, un vuoto infido che attivava quelle sinapsi capaci di miscelare mente, cuore e ventre in un cocktail micidiale, sentì l’irrefrenabile bisogno di uno scarico devastante, esplosivo, purificante. Chiuse gli occhi ed aprì l’album dei ricordi… Lui apparve, la sua voce ferma, autoritaria, riecheggiò nella stanza, sentì il suo sguardo crudele penetrarle gli occhi e scavarle l’anima, lo rivide mentre si sfilava la cinghia di cuoio dai passanti, per lui questo era un rituale da compiere con esasperante lentezza…! Scaricò all’improvviso, senza toccarsi, come le aveva insegnato lui, una impercettibile smorfia di autocompiacimento le attraversò il volto, il suo Padrone avrebbe sicuramente apprezzato.

Si erano incontrati la prima volta sul volo Tokyo-Roma, un lungo viaggio compiuto stando vicini, lui era salito a bordo tra gli ultimi passeggeri e si era accomodato dopo averla garbatamente salutata fissandola negli occhi, Elisa aveva risposto con un sorriso provando, per la prima volta nella sua vita adulta, un imbarazzo talmente forte da farla sentire vulnerabile, in un flash le aveva tolto ogni sicurezza. Quell’uomo emanava qualcosa di strano, indefinibile, pareva immerso in un alone di fascino inquietante, si accordò con se stessa sul comportamento da adottare, distacco totale e nessuna confidenza. La strategia si rivelò totalmente inutile in quanto lui la ignorò per lunghissime ore, questo dapprima la irritò ma successivamente prese a far leva sulla sua vanità femminile inducendola ad attaccar bottone, lui fece in modo che la conversazione durasse poco ripristinando rapidamente il silenzio. Ebbe la sensazione che avesse intuito il suo disagio ed intendesse tenerla a macerare, giusta riflessione, infatti un’ora prima dell’atterraggio lui stabilì fosse giunto il momento di rosolarla…

…si avvicinò a lei con fare circospetto, complice, come volesse confidarle un segreto: “in questo mio soggiorno Nipponico ho scoperto l’esistenza di una disciplina stranissima di origini millenarie, pare che osservando attentamente alcune parti anatomiche sia possibile intuire le tendenze sessuali di una donna”, lo stupore per questo suo improvviso approccio e l’innata curiosità le fecero rispondere istintivamente: “gli orientali non finiranno mai di stupirmi, mi spieghi meglio”, lui assunse un’aria da docente, fece qualche secondo di pausa, un lungo sospiro e poi disse: “secondo questo insegnamento, guardando i suoi polpacci e le sue caviglie si direbbe che lei abbia una passione viscerale per il sesso orale”. Elisa rimase pietrificata, non tanto per l’ardire né per il velato apprezzare le sue gambe, sapeva di averle belle e sensuali, sul sesso orale ci aveva preso in pieno, come accidenti poteva saperlo che fin da ragazza lei considerava la bocca il più importante strumento per dare e ricevere piacere? Lui, dopo essersi sadicamente goduto il turbamento provocato per qualche istante, si ricompose e spostò la conversazione sull’eccellente servizio fornito dal personale di bordo.

Al ritiro bagagli il trolley dell’uomo apparve per primo, se ne impossessò, allungò il manico, si girò verso di lei e dopo averle sorriso tese la mano con dentro un biglietto piegato, come un automa lei lo prese e lo infilò in tasca, lui si dileguò nella calca senza proferire parola. Si impose di leggerlo nel taxi, quando lo fece si sentì pervadere da una subdola ansia, in qualsiasi altra circostanza simile avrebbe buttato via quel messaggio senza neanche leggerlo invece era lì intenta a capire, su quel foglietto c’era semplicemente scritto l’indirizzo di un ristorante, una data e l’ora, nessun nome né numero telefonico, tanto meno frasi poetiche o ammiccanti, come se lui desse per scontato, certo, ovvio che lei ci sarebbe stata. Aveva dieci giorni di tempo per decidere sul da farsi, dieci lunghi interminabili giorni di attesa, quel bastardo aveva ragione, lei ci sarebbe andata a quell’appuntamento, eccome, fosse stata anche la vigilia della fine del mondo.

Quel bizzarro regista della vita che alcuni chiamano “destino” ed altri “combinazione”, li fece arrivare davanti al ristorante nello stesso momento, da lati opposti, così poterono osservarsi a vicenda mentre camminavano, l’atteggiamento più erotico che gli esseri umani hanno in dotazione. Lui la prese per i fianchi con delicatezza e le diede un piccolo bacio sul collo inspirando profondamente, la stava annusando, annusava il suo odore non il profumo. Elisa sentì un brivido partire dalla nuca e scendere lungo la spina dorsale. Cavallerescamente lui entrò per primo nel locale ed entrambi seguirono il cameriere che li condusse ad un tavolo leggermente appartato, il posto era molto carino ma non eccessivamente intimo né troppo lussuoso, Elisa pensò che era proprio l’ideale per la prima cena. Lo vide diverso da quel giorno sull’aereo, col tempo avrebbe imparato a convivere con i suoi repentini cambiamenti, quell’uomo intendeva e percepiva il rapporto come una zona franca, l’apoteosi della libertà interiore, non come un vincolo né un’area dove convogliare emozioni depurate dagli istinti. Dopo aver ordinato la fissò intensamente e parlò…

To be continued…

M.M.