Il percorso di Elisa… (chapter nine)

Non temere, ti tengo in equilibrio”, così dicendo lui l’afferrò per le mammelle e la tirò verso se facendola basculare sulle gambe posteriori della sedia, fermò lo schienale sui pettorali e fissò per qualche secondo l’immagine riflessa nello specchio. “osserva bene cagna, per capire cosa sia realmente la fica bisogna guardarla dal basso verso l’alto, una prospettiva che ne esalta l’arroganza, la forza, l’immortalità del desiderio. Un baluardo in grado di reggere miriadi di assalti. Eccola… anarchica, tentatrice, ammaliante, a volte rassicurante a volte inquietante, sorniona e infida capace di sanguinare per giorni senza morire, gattina e tigressa, diabolica tagliola e tempio da profanare. Nel suo essere perniciosa la fica è il vero peccato originale, esaspera la maschia virilità per poi avvilirla… avviluppa, imprigiona, si sazia ed espelle i resti, sfratta la resa”.

Dopo aver rimesso la sedia in stabilità lui infilò le mani sotto i braccioli, divaricò il medio e l’anulare della sinistra ai lati delle grandi labbra tirandole su il cameltoe per denudare la clitoride, con il pollice e l’indice della destra iniziò a “segarla” con scafata destrezza. Il sincero sospirare rendeva Elisa ulteriormente vulnerabile, l’uomo si fermò più volte per alienarle lo scarico, in un attimo di lucidità lei capì che glielo avrebbe concesso solo se lo avesse implorato con umiltà e sottomissione… Così fece.

I momenti di quiete successivi agli scarichi devastanti erano quelli in cui lui vestiva i panni del Maestro Educatore, nel tempo la donna imparò a capire che questa era una sua peculiarità, a lui non interessavano impegni estorti in fase di alterazione, no, a lui premeva dettare le linee guida interloquendo col suo cervello, non con i punti anatomici sensibili. Il percorso doveva compiersi su una direttrice razionale, quella dei sensi sarebbe stata troppo delicata, temporanea. Rispettando l’efficacia psicologica della gestualità spostò la bocca verso l’altro orecchio e assunse un tono di voce fermo: “il rapporto Padrone cagna è una fusione che si realizza abbracciando una logica perversa, lo si vive attraverso disubbidienze imposte e conseguenti punizioni, il Padrone ordina alla cagna di sbagliare per poi punirla, la cagna non può e non deve trasgredire un ordine prendendo iniziative. Per quanto possa sembrare anomalo, contorto, questo è il concetto base, il labirinto che conduce negli abissi del piacere. La dominazione si espleta attraverso castighi, imposizioni e umiliazioni che definiscono i ruoli solo in superficie, calandosi negli oscuri anfratti è concettualmente impossibile stabilire chi sia il vero nocchiere. Un sodalizio, un intreccio di questa natura, non è annoverabile tra le concezioni di DAF in quanto trattasi di un do ut des e non di un appagamento unilaterale, il mio piacere nasce dal tuo e viceversa, il mio essere Padrone si intreccia e salda col tuo essere cagna”. Il tono si fece autoritario: “assumerò la gestione totale e incondizionata della tua sessualità, senza il mio permesso, senza il permesso del tuo Padrone, non potrai più scaricare. Convoglierò il tuo piacere verso i miei desideri, il tuo godimento si voterà esclusivamente al mio e sarà finalizzato al soddisfacimento delle mie turpi voglie…”. Elisa interpretò la pausa come una richiesta di accettazione, abbassò lo sguardo e sussurrò: “sì Padrone”, con asprezza:“non ho finito cagna”, “perdonami Padrone”. La voce dell’uomo divenne suadente, narrante, parole fuori campo che avevano il potere di rendere nitidi gli scenari: “Quando sarai una schiava perfetta vivrai la tua avvenenza con imbarazzo, fastidio, gli avidi sguardi degli uomini diventeranno tentativi di invasione nella proprietà del tuo Padrone, attacchi al TESORO del tuo Padrone. Arrossirai nel raccontarmi i ballon d’essai di abbordaggio e apprezzamenti a te indirizzati, avremo una vita sociale nella quale emanerai con eleganza e raffinatezza il tuo profumo di preda, quando la timidezza avvolge il corpo provocante di una donna il subliminale richiamo della fragilità diventa irresistibile, le intraprendenze dei maschi attratti daranno vita a severe punizioni che ti elargirò senza clemenza alcuna”. Elisa non esitò: “Padrone, da quando sono stata tua gli occhi degli uomini sul mio corpo mi creano disagio…”, nella spontanea enunciazione del suo pensiero si rese conto che lui stava trasformando orgoglio e vanità femminile in devozione, forza di volontà e carattere in armi per assecondarlo, non per contrastarlo…   

To be continued…

M.M.

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